Dietro molte delle immagini più riconoscibili del nuoto agonistico moderno c’è un allenatore capace di dividere l’opinione pubblica: Shane Tusup. Ex nuotatore universitario americano, è diventato famoso per il lavoro con Katinka Hosszú, ma la sua storia interessa anche per il metodo, la comunicazione con l’atleta e la breve esperienza italiana con Ilaria Cusinato.
Il profilo di un coach che ha cambiato il modo di vivere la gara
- Profilo È un ex nuotatore americano, specializzato soprattutto in dorso, stile libero e misti.
- Svolta Dopo Londra 2012 iniziò ad allenare Katinka Hosszú, allora in cerca di una nuova direzione.
- Risultati Il loro lavoro portò a quattro medaglie olimpiche a Rio 2016, di cui tre d’oro.
- Metodo Il suo approccio combina programmazione individuale, feedback continuo e forte pressione motivazionale.
- Italia Nel 2019 allenò Ilaria Cusinato, ma la collaborazione terminò dopo circa tre mesi.
Chi è e da dove nasce la sua autorevolezza
Tusup è nato in California nel 1988 e ha studiato alla University of Southern California, dove ha gareggiato nella squadra di nuoto dei Trojans. Il suo percorso agonistico comprendeva soprattutto 100 e 200 yards dorso, stile libero e misti. Non è stato un campione olimpico da atleta, ma ha conosciuto dall’interno la disciplina quotidiana del nuoto universitario americano.
Questo dettaglio conta. Un allenatore che ha vissuto allenamenti, gare e pressione competitiva può comprendere meglio la fatica dell’atleta, anche se essere stato un nuotatore non basta per diventare un buon coach. Servono capacità di analisi, gestione del carico, ascolto e una visione chiara del percorso.
La notorietà arrivò soprattutto grazie alla collaborazione con Katinka Hosszú. I due si erano conosciuti negli Stati Uniti e, dopo i Giochi di Londra 2012, Tusup assunse un ruolo sempre più importante come allenatore e manager della nuotatrice ungherese.
La trasformazione di Katinka Hosszú nell’Iron Lady
Prima di lavorare con Tusup, Hosszú aveva già talento e un curriculum internazionale. A Londra era però rimasta fuori dal podio, nonostante il quarto posto nei 400 misti. Da quel momento il programma cambiò profondamente e la nuotatrice iniziò a gareggiare con una frequenza e una varietà difficili da sostenere.
Il punto forte fu la valorizzazione dei 200 e 400 metri misti, gare che richiedono equilibrio tra quattro stili, gestione dello sforzo e grande capacità di recupero. Hosszú continuò anche a competere nel dorso e in altre prove, costruendo una presenza costante nel circuito internazionale.
Il risultato più evidente arrivò ai Giochi di Rio 2016, con tre medaglie d’oro nei 100 dorso, 200 misti e 400 misti, oltre all’argento nei 200 dorso. Il soprannome “Iron Lady” descriveva non solo la durezza degli allenamenti, ma anche una strategia precisa: sfruttare la versatilità per accumulare gare, esperienza e occasioni di successo.
La loro relazione professionale e privata terminò nel 2018. È importante separare i due piani: il successo sportivo del periodo resta documentato, mentre le dinamiche personali non possono essere ridotte a una spiegazione semplice. A mio avviso, la lezione più utile non riguarda la vita privata, ma il modo in cui un progetto tecnico può funzionare quando atleta e allenatore condividono obiettivi molto ambiziosi.
Il metodo di Tusup va oltre le urla a bordo vasca
Il suo stile pubblico è difficile da ignorare. Durante le gare incita, gesticola e reagisce con grande intensità. Questa immagine lo ha reso famoso, ma ridurre il suo lavoro alle urla dalla tribuna sarebbe un errore: la motivazione è soltanto una parte del sistema.
| Dimensione | Approccio osservabile | Impatto sull’atleta |
|---|---|---|
| Programmazione | Adattamento del lavoro alle caratteristiche individuali | Più coerenza tra obiettivo, carico e recupero |
| Comunicazione | Feedback continuo tra coach e nuotatore | Correzioni più rapide e maggiore consapevolezza |
| Gara | Presenza emotiva e sostegno molto energico | Attivazione mentale, soprattutto nei momenti di pressione |
| Versatilità | Utilizzo di più specialità e numerose situazioni competitive | Esperienza tattica, ma anche maggiore necessità di recupero |
Nelle interviste dedicate al suo lavoro emerge un’idea interessante: l’allenatore non dovrebbe limitarsi a impartire ordini, ma ricevere informazioni dall’atleta. Il feedback non è una concessione, è uno strumento per capire se il programma sta producendo adattamento oppure semplice stanchezza.
Questo modello ha anche dei limiti. Una comunicazione aggressiva può caricare alcuni nuotatori e bloccarne altri. Il temperamento di Tusup può essere efficace con un’atleta molto autonoma e resistente alla pressione, ma non è automaticamente trasferibile a un ragazzo, a una giovane promessa o a chi vive l’ansia da gara.
L’esperienza italiana con Ilaria Cusinato
Nel 2019 Tusup iniziò ad allenare Ilaria Cusinato, specialista italiana dei misti e vicecampionessa europea nei 200 e 400 metri. Il progetto puntava ai Giochi di Tokyo 2020 e attirò molta attenzione perché metteva in contatto un coach noto a livello internazionale con un’atleta ancora in fase di costruzione.
La scelta aveva una logica tecnica. Cusinato possedeva qualità nei misti, ambizione e una buona esperienza internazionale, mentre Tusup poteva offrire un cambio di ritmo, una nuova organizzazione del lavoro e una forte spinta mentale. L’idea non era trasformarla in una copia di Hosszú, ma adattare il programma alla sua identità atletica.
La collaborazione, però, si interruppe dopo circa tre mesi, nell’autunno dello stesso anno. I dettagli non sono stati chiariti in modo univoco e non è corretto attribuire il risultato a una sola causa. Il caso dimostra piuttosto quanto sia delicato cambiare allenatore in prossimità di un grande appuntamento.
Nel nuoto agonistico la qualità del coach è fondamentale, ma conta anche la compatibilità quotidiana. Logistica, staff, comunicazione, recupero e fiducia devono funzionare insieme. Un metodo vincente con un’atleta non garantisce lo stesso effetto con un’altra.
Cosa può imparare un nuotatore dal suo approccio
Non consiglio di imitare il volume di gare di Hosszú o l’esuberanza di Tusup. Per un atleta italiano, anche di livello giovanile, è più utile prendere alcuni principi e applicarli con prudenza.
- Definire un obiettivo misurabile, per esempio migliorare la virata nei 200 misti o ridurre il calo nell’ultima frazione.
- Registrare il feedback dopo allenamenti e gare, distinguendo la fatica muscolare dalla difficoltà tecnica.
- Personalizzare il carico, perché la stessa quantità di chilometri non produce lo stesso adattamento in tutti.
- Usare la competizione come allenamento tattico, ma senza trasformare ogni gara in un test massimale.
- Proteggere il recupero, soprattutto quando si combinano piscina, palestra, scuola o lavoro.
La parte più utile della filosofia di Tusup è la ricerca di una relazione attiva tra tecnico e atleta. Io considero questo aspetto più importante della teatralità a bordo vasca: la motivazione può accendere la prestazione, ma la programmazione la rende ripetibile.
Per scegliere un allenatore, quindi, guarderei meno alla reputazione e più a tre domande concrete. Sa spiegare perché propone un certo lavoro? Modifica il programma quando i dati e le sensazioni lo richiedono? Riesce a motivare senza annullare l’autonomia dell’atleta?
La vera eredità di Tusup nel nuoto agonistico
Shane Tusup rimane una figura particolare perché ha unito esperienza da ex nuotatore, gestione manageriale e una comunicazione estremamente visibile. La sua carriera mostra quanto possano incidere la fiducia, l’identità dell’atleta e la qualità del rapporto quotidiano, ma anche quanto sia rischioso confondere intensità con efficacia.
Per chi frequenta una piscina agonistica, la conclusione è semplice. Non esiste un “metodo Tusup” da copiare integralmente: esistono principi da valutare, adattare e verificare nel tempo. Il miglior allenamento è quello che porta l’atleta a gareggiare meglio senza consumarlo prima di arrivare al blocco di partenza.