Nel nuoto agonistico, certi profili raccontano più di una classifica: mostrano come si costruisce un fondista capace di tenere ritmo, tattica e resistenza nello stesso colpo d’occhio. Il caso di Pasquale Giordano è utile proprio per questo, perché mette insieme risultati in acque libere, conferme nelle categorie giovanili e una base cronometrica solida anche in vasca. Qui trovi una lettura pratica del suo percorso, di ciò che lo rende interessante e di cosa può imparare chi segue o pratica il fondo.
I punti chiave da tenere a mente
- Il profilo che emerge è quello di un atleta italiano forte soprattutto nelle distanze di fondo e nelle acque libere.
- I risultati giovanili aiutano a capire una crescita graduale, non improvvisata.
- Il passaggio tra vasca e open water è centrale per leggere bene il suo percorso.
- Nel fondo contano non solo il tempo finale, ma anche orientamento, gestione del gruppo e alimentazione in gara.
- Chi nuota a livello agonistico può ricavare indicazioni concrete su come costruire resistenza e continuità.
Chi è il fondista italiano che emerge dalle gare
Quando guardo il profilo di Pasquale Giordano, la prima cosa che noto è la doppia identità sportiva: nuoto in vasca e acque libere. Nella scheda World Aquatics appare come atleta italiano impegnato in entrambe le discipline, con un medagliere che include un argento e un bronzo nei contesti internazionali di fondo, oltre a diversi riferimenti cronometrici utili a leggere la sua tenuta sulle distanze lunghe.
Il dato che racconta meglio il suo livello, per come lo leggo io, è il 10 km chiuso in 1:42:49.37 nella EA Open Water Swimming Cup 2025. Non è soltanto un buon tempo: è il segnale di un atleta che sa stare dentro una prova lunga senza perdere la struttura della gara. In altre parole, non sembra un nuotatore costruito per la sola esplosività, ma un fondista capace di reggere il lavoro di ritmo e il lato tattico delle acque libere.
Questo è importante anche per chi cerca informazioni sul nome: nel nuoto, il riferimento più pertinente è proprio quello di un agonista con esperienza tra junior e assoluti, non di un profilo casuale o generico. E da qui vale la pena entrare nella sua progressione, perché è lì che il quadro diventa davvero chiaro.
La crescita che si legge nei risultati giovanili e assoluti
Un percorso nel fondo si capisce meglio quando non si guarda solo il podio più recente. Nel caso di Giordano, la sequenza dei risultati suggerisce una maturazione abbastanza lineare: prima le conferme tra i giovani, poi l’ingresso più stabile nelle gare che contano davvero. La Federazione Italiana Nuoto lo riporta, per esempio, campione nazionale assoluto nei 2,5 km a Piombino in 27'03"9, un risultato che pesa perché arriva in una distanza corta ma molto densa dal punto di vista del ritmo e della gestione mentale.
Se metto in fila i passaggi principali, il quadro diventa ancora più leggibile.
| Fase | Risultato | Perché conta |
|---|---|---|
| Europei juniores 2021 | Bronzo nei 7,5 km in 1:26:36.47 | Prima conferma internazionale su una distanza lunga e selettiva |
| Mondiali juniores 2022 | Bronzo nella 4x1500 m mixed | Segnale di affidabilità anche nelle prove di squadra |
| Coppa europea acque libere 2025 | Argento nei 10 km in 1:42:49.37 | Salto di qualità verso il livello assoluto |
| Assoluti open | Titolo nazionale nei 2,5 km | Conferma della capacità di produrre ritmo alto anche su prova più corta |
La cosa che mi interessa di più, qui, non è il singolo piazzamento ma la continuità. Un atleta che si conferma su più stagioni e su distanze diverse di solito non vive di picchi isolati: costruisce base aerobica, capacità di cambio passo e resistenza al contatto. È una progressione che, nel fondo, vale quasi quanto una medaglia.
Perché il fondo richiede qualità diverse dalla vasca

Chi legge solo il cronometro rischia di perdere la parte più interessante delle acque libere. Qui non basta nuotare forte: bisogna scegliere la posizione nel gruppo, orientarsi bene, sopportare variazioni di temperatura e cambiare ritmo nel momento giusto. Il drafting, cioè il fatto di sfruttare la scia di un avversario per risparmiare energia, è una delle differenze più concrete rispetto alla vasca.
Io la leggo così: in piscina conta soprattutto la precisione del gesto e la distribuzione del passo, mentre in open water aggiungi variabili che possono ribaltare una gara ben impostata. Una prova sui 10 km, per esempio, premia chi sa restare lucido quando il gruppo si spezza o quando la parte finale diventa un confronto di resistenza e posizionamento più che di pura velocità.
| Aspetto | Vasca | Acque libere | Effetto sulla prestazione |
|---|---|---|---|
| Ritmo | Più controllabile e regolare | Più variabile, con cambi improvvisi | Serve maggiore adattabilità |
| Orientamento | Linee e virate aiutano la traiettoria | Va costruito con sighting, cioè la lettura visiva di boe e punti di riferimento | Ogni errore di direzione costa metri e fatica |
| Contatto | Limitato e prevedibile | Più frequente, soprattutto nei gruppi | Conta la capacità di restare composto sotto pressione |
| Energia | Più facile da standardizzare | Va gestita anche con alimentazione in gara | Il calo nella seconda metà può essere decisivo |
Questa differenza spiega anche perché un fondista completo non si misura mai con un solo numero. Il tempo dice qualcosa, ma il modo in cui quel tempo viene costruito dice molto di più. Ed è proprio questo che rende interessante la lettura tecnica del suo profilo.
Come si costruisce un profilo simile
Da risultati come questi io inferisco un lavoro molto ordinato su tre fronti: resistenza aerobica, tenuta del ritmo e capacità di adattarsi al contesto gara. Non serve inventare formule magiche. Nel fondo, i miglioramenti veri arrivano quasi sempre da una combinazione di chilometraggio utile, lavori a soglia e simulazioni specifiche di gara.
Se dovessi tradurre il profilo di un atleta come Giordano in elementi pratici di allenamento, mi concentrerei su questi punti:
- serie lunghe in vasca per costruire economia di nuotata e resistenza al carico;
- lavori a ritmo gara su blocchi da 400, 800 e 1500 metri per consolidare la soglia;
- prove in acque libere con orientamento frequente, così il gesto non si rompe quando manca il riferimento della corsia;
- esercizi di cambi ritmo e partenza forte, perché nel fondo la prima fase non è mai neutra;
- gestione dell’alimentazione nelle prove più lunghe, soprattutto quando la distanza supera i 5 km.
Qui c’è un dettaglio che spesso viene sottovalutato: non basta “fare fondo”. Bisogna fare fondo con intenzione, cioè allenare il corpo a reggere uno sforzo lungo senza perdere efficienza tecnica. E quando questo succede, i tempi iniziano davvero a scendere.
Che cosa può imparare chi nuota agonisticamente
Il valore di un atleta non sta solo nelle medaglie, ma anche nel tipo di percorso che propone agli altri. Nel suo caso, il messaggio più utile per chi nuota agonisticamente è abbastanza chiaro: la progressione conta più dell’episodio isolato. Un bronzo giovanile, un titolo nazionale, un argento internazionale e un buon crono in vasca raccontano una costruzione, non un colpo di fortuna.
Se fossi a bordo vasca con un giovane atleta, gli direi di leggere questo tipo di carriera in modo molto concreto:
- i risultati junior servono se portano verso il livello assoluto, non se restano chiusi nella categoria;
- vasca e acque libere non sono mondi separati, perché la base di stile libero aiuta anche fuori dalla piscina;
- nei 10 km il cervello conta quasi quanto le gambe, soprattutto nella parte centrale della prova;
- le gare brevi di fondo possono essere ottime per misurare tenuta, coraggio e capacità di leggere il gruppo.
In pratica, il suo percorso dice una cosa semplice: il fondo si costruisce per accumulo, ma si verifica nei dettagli. E i dettagli, nel nuoto agonistico, sono spesso quelli che separano un buon atleta da uno davvero competitivo.
Il dettaglio che pesa quando il ritmo sale in gara
Se devo lasciare al lettore un’ultima chiave di lettura, è questa: nelle gare di fondo non vince quasi mai chi parte più aggressivo, ma chi sa restare efficiente quando il ritmo cambia. Nel profilo di Giordano vedo proprio questa qualità, cioè la capacità di tenere insieme distanze diverse, adattamento tattico e tenuta mentale.
Per chi segue il nuoto o si allena con obiettivi agonistici, il caso è utile perché mostra un principio molto concreto: la specializzazione nel fondo non nasce da un solo allenamento lungo, ma da anni di lavoro su ritmo, resistenza e lettura della gara. Se vuoi capire davvero un fondista, devi guardare come si muove tra vasca e acque libere, non solo quanto forte nuota sul finale.
Ed è questo, in definitiva, il modo più corretto di leggere il profilo di Pasquale Giordano: come quello di un atleta che ha trasformato la continuità in una qualità sportiva, e che nel nuoto agonistico italiano rappresenta bene il valore della progressione, più ancora della singola prestazione.