L’acqua verde, le pareti scivolose e il filtro che sembra lavorare a vuoto hanno quasi sempre una causa precisa nella chimica della piscina. Quando compaiono alghe in piscina, il problema non è solo estetico: l’acqua perde stabilità, il disinfettante fatica di più e la manutenzione quotidiana diventa improvvisamente meno efficace. In questa guida spiego come riconoscere il problema, quali valori controllare e con quale sequenza intervenire per riportare l’acqua in equilibrio senza sprecare prodotti.
Le cose da controllare subito
- pH tra 7,0 e 7,8; io punto di solito a 7,2-7,6 per lavorare con più margine.
- cloro libero almeno a 1 ppm, oppure almeno a 2 ppm se usi acido cianurico o prodotti stabilizzati.
- filtrazione continua durante il recupero, con pulizia del filtro appena si carica di residui.
- spazzolatura di pareti, fondo, scalette e angoli prima e durante il trattamento.
- ricircolo, CYA e fosfati da controllare se il problema ritorna dopo pochi giorni.

Come riconoscere il problema prima che l’acqua peggiori
Io parto sempre da una distinzione semplice: non tutte le acque torbide sono uguali. A volte la piscina è invasa da microalghe sospese, altre volte il problema è un biofilm sulle superfici o una macchia che sembra organica ma è in realtà un deposito metallico. Capire quale dei tre casi hai davanti evita di trattare per giorni la cosa sbagliata.
| Segnale | Cosa mi fa pensare | Prima mossa |
|---|---|---|
| Acqua verde diffusa | Alga sospesa e cloro già consumato | Test, correzione del pH, shock e filtrazione continua |
| Patina scivolosa su pareti e fondo | Biofilm o crescita aderente | Spazzola energica e pulizia del filtro |
| Macchie gialle nei punti d’ombra | Colonia più resistente, spesso in zone poco illuminate | Trattamento più deciso e pulizia di accessori e bordo vasca |
| Punti neri duri e localizzati | Possibile alga nera o cianobatterio | Spazzola adatta al rivestimento e trattamento ripetuto |
| Torbidità senza verde | Filtro stanco o chimica sbilanciata | Controllo di pH, cloro e alcalinità |
Se una macchia non si muove con la spazzola, non do per scontato che sia alga: ferro, manganese e altri metalli possono lasciare aloni simili, ma richiedono una logica diversa. Una lettura corretta del sintomo mi fa risparmiare tempo e, spesso, anche il doppio trattamento. Da qui il passo successivo è capire perché l’equilibrio chimico si è rotto.
Perché compaiono davvero e cosa dice la chimica dell’acqua
Le alghe non spuntano solo perché fa caldo. Crescono quando il disinfettante è debole, il pH si sposta, la circolazione lascia zone ferme o il carico organico supera la capacità dell’impianto. La CDC raccomanda un pH tra 7,0 e 7,8 e un cloro libero di almeno 1 ppm nelle piscine; se si usa acido cianurico, il minimo sale a 2 ppm. Nella pratica, io tengo il pH vicino a 7,2-7,6 perché lì il cloro lavora in modo più affidabile.
| Parametro | Obiettivo pratico | Perché conta |
|---|---|---|
| pH | 7,0-7,8; io punto a 7,2-7,6 | Se sale, il cloro lavora peggio; se scende troppo, l’acqua diventa aggressiva |
| Cloro libero | Almeno 1 ppm; 2 ppm se c’è stabilizzante | È la quota davvero disponibile per sanificare |
| Alcalinità totale | Circa 80-120 ppm | Stabilizza il pH e riduce i salti improvvisi |
| Acido cianurico | Da tenere sotto controllo in esterno | Protegge il cloro dal sole, ma in eccesso lo rallenta |
| Ricircolo e filtro | Nessuna zona morta e filtro pulito | Le colonie si accumulano dove l’acqua si muove poco |
Qui vedo spesso il circolo vizioso più fastidioso: il proprietario aggiunge altro cloro, ma il pH è alto o lo stabilizzante è già eccessivo, quindi il prodotto sembra “non funzionare”. In quel caso non manca forza, manca efficacia chimica. I fosfati, poi, non sono la causa principale: per me sono un aggravante, un nutriente che rende più facile la ripartenza quando sanitizzazione e filtrazione sono già deboli.
Come intervenire subito senza sprecare prodotti
Quando il problema è già visibile, io seguo sempre la stessa sequenza. Saltare un passaggio significa quasi sempre ripetere il trattamento dopo due giorni.
- Faccio un test completo. Misuro pH, cloro libero e, se la piscina è esterna, anche stabilizzante e alcalinità.
- Spazzolo pareti, fondo, scalette e angoli. La rimozione meccanica rompe il film che protegge la colonia.
- Porto il pH nel range giusto. Se il pH è alto, il disinfettante perde efficacia in modo molto più rapido di quanto molti credano.
- Faccio una clorazione d’urto. Uso il prodotto adatto al volume della vasca e seguo l’etichetta. Se il CYA è già alto, non continuo ad aggiungere cloro stabilizzato: per il recupero scelgo una soluzione non stabilizzata.
- Lasciò la filtrazione attiva senza interruzioni. In recupero tengo la pompa accesa almeno 24 ore e pulisco il filtro appena si carica di residui. Con filtro a sabbia faccio controlavaggio; con cartuccia la lavo bene o la sostituisco se è esausta.
- Aspiro i residui morti. Se l’impianto lo consente, meglio scaricare a waste quando c’è molta materia depositata. Se invece lavoro a filtro, poi pulisco di nuovo il sistema.
Durante questa fase non mischio mai prodotti diversi nello stesso secchio o nello stesso skimmer se l’etichetta non lo permette. È un dettaglio di sicurezza, ma è anche il tipo di errore che trasforma una normale manutenzione in un problema serio. Se l’acqua resta lattiginosa ma il verde è sparito, non significa che il trattamento sia fallito: spesso vuol dire solo che le cellule morte sono ancora in sospensione.
Non tutte le forme di alga reagiscono allo stesso modo
Qui si sbaglia spesso: si usa lo stesso intervento per ogni caso e poi ci si sorprende se l’acqua non torna limpida. Io guardo colore, consistenza e punto in cui si concentra la crescita, perché ogni forma ha un comportamento un po’ diverso.
Alga verde
È la più comune e la più veloce a diffondersi. Di solito si vede come acqua lattiginosa o come una pellicola verde sulle superfici. È anche quella che risponde meglio a spazzolatura, shock e filtrazione continua, quindi conviene agire subito prima che si trasformi in un problema più esteso.
Alga gialla o mustard
Si presenta spesso nei punti d’ombra, dietro la scala, vicino agli skimmer o nelle zone con poco ricambio d’acqua. A prima vista può sembrare polline o sporco fine, ma tende a tornare nello stesso punto. Qui non mi limito al trattamento dell’acqua: pulisco anche retini, spazzole, galleggianti e tutto ciò che può reintrodurre il residuo in vasca.
Alga nera
È la più testarda. Compare come punti scuri molto aderenti, spesso su superfici porose o nelle fughe. In molti casi non si tratta nemmeno di un’alga vera e propria, ma di cianobatteri con una struttura più resistente. Su intonaco o cemento uso una spazzola rigida; su liner o PVC evito strumenti aggressivi e lavoro con più pazienza che forza. Se le macchie sono profonde nei pori, un solo ciclo raramente basta.
Leggi anche: Acqua torbida in piscina - come capire il problema e risolverlo
Alga rosa
Quella che molti chiamano alga rosa è spesso un biofilm batterico, non un’alga in senso stretto. La vedo soprattutto sulla linea d’acqua, negli angoli umidi e sotto le coperture. Qui la pulizia superficiale è importante quanto la chimica, perché se il biofilm resta attaccato, il problema si ripresenta anche dopo un buon dosaggio di cloro.
La regola che tengo sempre in mente è semplice: non basta “uccidere il verde”, bisogna anche togliere il supporto che lo fa tornare. E proprio qui si concentrano gli errori più comuni.
Gli errori che fanno tornare il problema dopo due giorni
- Puntare tutto sull’antialga e saltare pH, cloro e filtrazione.
- Non pulire il filtro dopo il trattamento d’urto.
- Lasciare zone morte dietro scale, skimmer, faretti, gradini e angoli poco raggiunti dal flusso.
- Usare sempre cloro stabilizzato e accumulare acido cianurico senza accorgersene.
- Non ritestare l’acqua dopo pioggia, temporali o forte affluenza di bagnanti.
- Confondere alga, sporco e macchie di metallo, finendo per trattare il sintomo sbagliato.
Il punto che vedo più spesso, in pratica, è questo: si cerca il prodotto “forte”, ma si lascia intatto il motivo per cui la piscina si è sporcata. Senza un filtro pulito e valori stabili, il problema torna quasi sempre. Per evitarlo, serve una routine semplice ma costante.
La routine che userei per tenere l’acqua stabile tutta la stagione
La prevenzione funziona quando è semplice e ripetibile. Non serve una chimica complicata: serve costanza sui pochi parametri che contano davvero. In piscina esterna, sole e caldo spingono il sistema più in fretta; in una coperta, invece, pesano di più ventilazione, residui organici e umidità trattenuta dalle coperture.
| Frequenza | Cosa faccio | Perché funziona |
|---|---|---|
| Ogni 2-3 giorni in estate | Controllo pH e cloro libero | Intercetto il problema prima che diventi visibile |
| Ogni settimana | Spazzolo pareti, fondo, scale e linea d’acqua | Rimuovo il biofilm prima che si consolidi |
| Ogni settimana | Pulisco cestelli e skimmer | Tolgo il carico organico che alimenta la crescita |
| Ogni 2-4 settimane | Controllo filtro, alcalinità e stabilizzante | Evito che il sistema perda efficienza in silenzio |
| Dopo temporali o forte uso | Ritest dell’acqua e, se serve, un trattamento d’urto leggero | Compenso la diluizione e l’ingresso improvviso di sporco |
L’antialga, se lo uso, lo considero un supporto e non il pilastro della manutenzione. Se la piscina è esterna e il cloro stabilizzato viene usato spesso, controllo con più attenzione l’acido cianurico: quando sale troppo, non basta aggiungere altro disinfettante, e spesso serve una diluizione parziale dell’acqua per riportare il sistema in equilibrio. È una correzione meno scenografica di un prodotto “miracoloso”, ma molto più efficace nel medio periodo.
Se il verde torna sempre nello stesso punto, il problema è quasi mai uno solo
- Se il cloro crolla in poche ore, c’è ancora carico organico o una colonia in crescita.
- Se il pH sale spesso, controllo alcalinità, aerazione e uso di prodotti stabilizzati.
- Se i punti colpiti sono sempre gli stessi, cerco zone morte di circolazione o superfici porose.
- Se l’acqua torna opaca dopo ogni pioggia, penso a diluizione, detriti e ingresso di nutrienti.
Quando le alghe in piscina tornano con regolarità, io non leggo più solo un problema di pulizia: leggo un equilibrio chimico e idraulico che va riallineato. Sistemare in ordine pH, cloro, filtrazione e stabilizzante è quasi sempre più efficace, e più economico, che inseguire il verde con prodotti diversi ogni settimana.